Quando la richiesta di collaborazione con influencer arriva dal Presidente del Consiglio

A fine ottobre a casa Ferragnez arriva una telefonata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che chiede di veicolare un messaggio sui social all’influencer più nota d’Italia e consorte. Il contenuto è importante e ha a che fare con la necessità di indossare la mascherina per limitare il contagio da Covid-19, messaggio che deve arrivare ai più giovani, che tengono molto più conto di Instagram che dei DPCM comunicati in tv. I due ovviamente lo fanno e via di Stories.

A quel punto partono le discussioni: ha fatto bene Conte? I Ferragnez sono figure meritevoli di essere coinvolte dal Presidente del Consiglio? Si è trattata di una buona mossa di comunicazione?

Ma in fondo, cos’è un influencer se non una figura con una cassa di risonanza più grande del normale?

Chiara Ferragni ha più di 21 milioni di followers, sparsi in tutto il mondo ma con una buona fetta di seguaci italiani, anche giovanissimi. Il messaggio che le è stato chiesto di promuovere ha valenza globale e non si riduce, in realtà, al solo target italiano. Quindi, con una Story, ha potuto raggiungere quei 21 milioni di followers nel mondo per farsi portavoce, per una volta, di un messaggio che non fosse puramente commerciale. In parte, ne ha tratto anche vantaggio: si è rivelata attenta a questioni sociali più importanti di una borsa. E via di followers in più!

Quando lo fece Elvis Presley

Non è la prima volta che dalla politica arriva una chiamata alle armi promozionali. Nel 1956 non c’erano le dirette Instagram, ma c’erano quelle televisive: fu così che Elvis Presley si vaccinò in diretta nazionale (vaccino anti poliomielite). Grazie alla sua influenza, la copertura vaccinale crebbe dal 75% al 90%, e in 10 anni i casi di polio scesero da 58mila a 910. Ci fu quindi un riscontro immediato e pratico a questa trovata che non avrebbe mai avuto gli stessi risultati di un qualsiasi altro investimento sui media di allora.

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Ma quindi l’influencer marketing è roba da Presidenti e Istituti di Sanità?

Assolutamente no! Questi due esempi, uno di quest’anno e l’altro di 60 anni fa, vogliono solo dimostrare che l’idea di rivolgersi a delle figure che per N motivi sono diventati noti e rilevanti agli occhi di un pubblico di seguaci non è così recente e che può funzionare anche su livelli non commerciali.

Persino una piccola azienda può avvalersi dell’appoggio di una figura nota in una nicchia o ad un target più consistente ma, come per molte attività del digital marketing, tutto dipende dal budget e dall’obiettivo.

Cosa ci devi fare con l’influencer?

Devi vendere, ovviamente, ma assicurati di individuare l’influencer giusto. Non si tratta solo di trovare la figura che a parità di followers costi meno, perchè ricorda che un’attività di influencer marketing entra a far parte a tutti gli effetti della tua strategia di comunicazione.
Se vendi pneumatici, sarebbe il caso di scartare l’idea che una bella ragazza possa portare le vendite che desideri e orientare la tua scelta verso piloti, commentatori sportivi o meccanici di particolare fama online e offline.

Si tratta quindi di una questione di coerenza con l’obiettivo che vuoi raggiungere: desideri solo qualche like in più da persone interessate più alla bella ragazza che vedono in foto che al tuo prodotto oppure qualche contatto davvero interessato di chi dà credito ad un esperto in materia?

Ultimo aspetto ma non meno importante, la questione dello stile di comunicazione: se sei un brand fresco, giovane e adotti uno stile colloquiale online, anche l’influencer che sceglierai deve essere sulla tua stessa lunghezza d’onda. Un professionista serio, impostato, poco avvezzo al gioco e allo scherzo, non darà credibilità a questa collaborazione, se il tuo tono di voce normalmente è tutt’altro.

Nella ricerca degli influencer giusto valuta quindi:

  • la coerenza con il tuo prodotto e con il tuo stile
  • il numero di followers dell’influencer rapportato alla quantità di commenti (se sono pochissimi ma i followers sono tanti, allora è probabile siano comprati)
  • la frequenza di pubblicazione sui suoi account (se pubblica una volta al mese, vuol dire che non investe molto sulla sua presenza online)

Influencer mio quanto mi costi

Questione budget: ovviamente i Ferragnez hanno tariffe abbastanza proibitive, tanto che gli unici che riescono a collaborare con loro sono i grandi brand del calibro di L’oréal. Ma esiste un mondo di influencer là fuori, chiamati micro e nano influencer, che hanno un seguito più ridotto, accettano collaborazioni con budget più ristretti e possono essere molto più efficaci in termini di conversioni.

Una figura molto attiva sui social media che ha un proprio seguito reale (non comprato) che interagisce spesso con i suoi post, è un possibile collaboratore. Se i posti sono commentati sempre da tanti followers, ai quali l’influencer risponde e con i quali instaura quindi un legame sincero, vuol dire che non è semplicemente una “spara pose” ma una persona che ha capito il proprio potenziale e che potrebbe veicolare un messaggio non solo per promuovere un prodotto ma anche per venderlo.

Con i micro e nano influencer puoi quindi collaborare stabilendo una collaborazione che preveda remunerazione:

  • per singolo post
  • per N post
  • per scambio merce

In questo ultimo caso invii il tuo prodotto all’influencer in questione che farà della promozione sui canali senza richiedere alcun pagamento. E’ una forma di collaborazione molto usata soprattutto dai nano influencer, quelli con un seguito più ridotto.

Ovviamente ci possono essere anche altre possibilità, ad esempio stabilire delle fasce di pagamento a seconda del numero di commenti che ogni singolo post riesce ad avviare oppure forme miste con una cifra fissa a post + una percentuale sulle reali vendite (quelle che puoi dimostrare arrivano dall’influencer tramite, ad esempio, un codice sconto da lui/lei veicolato).
e vedere che sei sul pezzo.

Imposta un piano di comunicazione

Individuato l’influencer e concordato il budget, è importante impostare un piano di comunicazione, ovvero:

  • cosa vuoi promuovere quante volte al mese?
  • che taglio vuoi dare a questi post?
  • chi scriverà i post, realizzerà le foto, le grafiche o i video?
  • che margine di manovra avrà l’influencer su post e commenti?

Come vedi non è semplice. Bisogna saper dare un taglio anche molto pratico a questa collaborazione e definire un piano di comunicazione al pari di un calendario social.

Non è per tutti, ma solo per professionisti.

Babi

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